La
ricerca sul cognome Salvetti effettuata dall'Istituto Genealogico Italiano.
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Promuovere
uno studio di ricerca bibliografica sui salienti fatti storici della Stirpe
è certo
indice di maturità culturale e sociale e significa aspirazione ad una
completa ricostruzione della vita dei propri antenati in una legittima e orgogliosa
volontà di sapere le gesta di coloro che dettero la vita con tutte le
sue caratteristiche e i suoi aspetti fisici, psichici, morali alle attuali generazioni.
Tale ricostruzione non può avvenire che per gradi e attraverso lunghe
ricerche. Lo studio delle origini e degli sviluppi di una Stirpe costituisce
uno degli aspetti più interessanti della storia.
Difatti, le indagini scientifiche intorno alle origini di un nome, la ricostruzione
dei fatti, una frammentaria ma sicura documentazione consentono l'identificazione
di una Casata e investono un campo più vasto i cui interessi sono ad
un tempo storici e sociali.
Indagare nel passato vuol dire accollarsi la responsabilità di quella
indagine e dei suoi risultati, vuol dire determinare delle tradizioni che non
possono non parlare un eloquente ed affascinante linguaggio all'animo dei discendenti.
Prima di iniziare a trattare in particolare della Stirpe in esame, diremo che
nelle ricerche di storia famigliare l'elemento di cui in modo precipuo occorre
tener conto è il Cognome. Pochi campi di studio presentano tanta
molteplicità di interessi quando l'onomastica e in nessuno forse si è
esercitato tanto fervore, si può dire tanta passione.
Un problema fondamentale e vitale ne è stato a ragione come il centro
e la meta, la formazione del lessico onomastico e la valutazione dei suoi elementi
originari e avventizi nella varietà del loro sviluppo e della loro fortuna.
Ma si è dovuto riconoscere che una trattazione globale del problema,
quale in un primo tempo si è tentata, si presta a facili critiche e lascia
insoddisfatti poichè dal punto di vista storico non tanto interessa lo
stato terminale del lessico, sia in generale, sia per singoli fenomeni quali
ad esempio gli scambi dei elementi onomastici, ma le fasi caratteristiche per
cui esso è passato e che riflettono come in tutti gli studi l'evolversi
ed il rinnovarsi della vita delle collettività umane maggiori e minori,
nelle varietà e nelle alterne vicende dei rapporti, sicchè i dati
cronologici e topologici hanno in questo appunto un valore essenziale.
Sappiamo che i cognomi un tempo usati dai Romani, poi decaduti con la
fine dell'Impero Romano d'Occidente, ebbero un rifiorimento durante il X secolo
dovuto a risorte necessità sociali. Nell'età storica romana le
"gens", o genti, erano gruppi di famiglie che riconoscevano un ceppo comune,
e che recavano lo stesso nome, detto appunto "nomen gentilium" che serviva a
segnare la loro parentela.
Come è noto al tempo dei romani non esistevano i cognomi nel senso moderno
della parola, ma ogni Romano nato libero portava tre nomi, di cui il
primo, il prenome, era proprio della persona come l'attuale nome di battesimo,
il secondo, il nome in senso stretto, indicava la "gens" ed era comune a tutti
gli appartenenti ad essa ed il terzo, il cognome, indicava a quale delle famiglie
in cui si divideva la gente appartenesse l'individuo.
E' appunto dalla ripetizione tradizionale del nome che è accertata l'appartenenza
dei vari personaggi storici ad una piuttosto che all'altra gente.
La trasformazione del nome gentilizio romano dalla forma latina in quella italiana
non si è svolta ugualmente per tutti i componenti della stirpe, in modo
che per le differenze di pronunzia si sono formati vari cognomi che in seguito
hanno distinto e creato nuovi rami della stirpe stessa. Come abbiamo già
accennato l'uso dei cognomi fu ripreso soltanto verso il secolo X.
A proposito di quest'uso si esprime bene il Magny nella sua Opera "Le Roy d'Armes":
"L'Affrancamento dei Comuni a quest'epoca, la creazione di una classe borghese
e di artigiani stabilita in una città, l'emancipazione nelle campagne
di certe classi di coltivatori e di piccoli proprietari residenti, avendo introdotto
profondi cambiamenti nei costumi, negli interessi e nei diritti, il bisogno
di uno stato civile regolare e perfettamente distinto fu giudicato necessario
perché ognuno avesse il suo posto nel nuovo ordine sociale.
Era perciò naturale che si ritornasse all'antico sistema romano dei nomi
e dei cognomi, e infatti fu adottato come il migliore e più ragionato.
E tutti nobili e plebei, liberi o schiavi, coltivatori o artigiani presero oltre
al nome di battesimo un cognome che li distinse da qualunque altra persona avente
lo stesso nome".
Infatti la nuova organizzazione politica che aveva introdotto l'eredità
nei domini, doveva necessariamente introdurla anche nei nomi di famiglia.
Peraltro gli studiosi della materiale ci dicono che questi nomi gentilizi non
furono stabilmente adottati se non XV secolo. Essi ebbero generalmente derivazione
dai feudi, dal luogo di origine, dal nome e dal soprannome di qualche antenato
illustre cui la famiglia doveva le proprie fortune, infine dalle cariche o dignità
dei maggiori.
Una giusta osservazione dei linguisti è che anche nell'uso odierno il
soprannome oscura e sostituisce ogni altro elemento onomastico; è un
fatto che si può constatare anche oggi nella vita paesana che spesso
nel parlare famigliare non solo non ci si serve dell'attuale cognome e nemmeno
del nome, ma ci si contenta del nomignolo. E l'esame dei documenti ha dimostrato
quanta parte nella formazione dei nostri cognomi abbiano avuto i soprannomi;
anche i cognomi oggi largamente in uso rappresentati da indicazioni di luogo
sono in origine soprannomi.
Si sa che i secondi nomi figurano già nelle carte anteriori al mille,
ma col secolo XI e con la formazione più ampia e varia, sono la nota
caratteristica dell'onomastica sia che costituiscono l'unico appellativo, permanendo
così la singola espressione onomastica medievale, sia che preparino la
via al sorgere e all'affermarsi del cognome.
La distinta notorietà della Casata in oggetto è suffrugata dallo
stemma di cui ebbe il privilegio di decorarsi, poiché in passato
solo le famiglie nobili e notabili usavano l'arma gentilizia. Viene comunemente
asserito che il blasone abbia avuto origine dalla cavalleria, intorno
alla metà del secolo decimo. Ma già da molti secoli e presso quasi
tutti i popoli nordici era uso che i guerrieri portassero sugli scudi dipinte
figure ch'erano geroglifici dei loro nomi, delle loro imprese e dei loro gradi.
Si ritiene però che i popoli germanici, ancora pressochè barbari
non potessero avere introdotto l'uso degli emblemi blasonici per gentilezza
cavalleresca. Fu probabilmente la lotta rude per la conservazione e la conquista
della terra che fece nascere il blasone.
Uno scudo d'oro fu null'altro che simbolo delle messi biondeggianti difese dai
ladroni; se d'azzurro, riconoscimento d'un dominio dal patrocinio celeste; i
labelli simbolo di avere gli antenati domate le loro terre; le pezze di vajo
denotarono le terre arate; le bande o le fasce ricordarono le spoglie dei vinti
nemici e le aste guerriere vennero simboleggiate coi pali.
I manti di pelliccia dei quali andarono e vanno ornati gli stemmi dei Sovrani
e Principi, altro non sono che le pelli d'animali feroci uccisi a caccia dagli
antichi eroi.
In seguito l'impresa delle Crociate conferì stabilità alle
insegne, che solo da quel tempo poterono veramente assumere nome di gentilizie,
perché va ritenuto che soltanto nel secolo dodicesimo cominciarono a
divenire ereditarie nella loro integrità e così hanno potuto pervenire
fino a noi.
A diffondere l'uso delle armi gentilizie ed a renderle stabilmente ereditarie
contribuì molto, come dicemmo, l'impresa delle Crociate. Fin quando il
signore stette nelle proprie terre o là intorno, non ebbe necessità
di alcun distintivo, ma andato in lontano suolo e confuso colla moltitudine
dei crociati senti il bisogno di un segnale che lo discernesse dagli altri,
coperti come lui dall'armatura. Ciascun cavaliere assumeva pertanto un colore
conforme ai sentimenti od alle fortune sue o un'insegna esprimente qualche glorioso
suo fatto. Da questi distinto nei tornei battaglie adoperavasi a renderlo glorioso,
poi riportato in patria e sospeso nella sala d'armi dell'avito castello, veniva
dalla fanciullezza mostrato ai figli come trofeo d'inclite gesta che con nuove
dovevano illustrare. I signori conversavano dunque gelosamente, come monumento
o titolo di nobiltà, questi testimoni del lustro antico.
Primo stemma crediamo fosse la croce, che i combattenti di Terra Santa
disegnavano sullo scudo e sull'armatura e variava secondo le nazioni: azzurra
per gli Italiani, bianca per i Francesi, rossa per gli Spagnoli , aranciata
o nera per i Tedeschi, giallo e rossa per Inglesi, verde per i Sassoni. Nella
Crociata contro gli Albigesi e i Mori recavasi sul petto, divisata di bianco
e rosso in quella contro Manfredi, rossa contro gli Slavi e con globo sotto.
Reduci dalla Crociata l'attaccavano alle spalle o pendente al collo, e restava
come una testimonianza di devozione insieme e di gloria alla posterità.
Ma già nel 1111 si trovano in Francia ricordate insegne di re, di popoli,
di legioni, poi nel 1251 sta scritto essersi appeso in San Marco di Venezia
lo scudo del Doge Marino Morosini colle sue insegne. Spesso i figli d'illustri
case portavano coperto lo stemma dipinto sullo scudo, finchè i colpi
ricevuti in battaglia o nei tornei lacerando il velo non lo scoprissero, o lo
portavano liscio finchè potessero divisarvi qualche ben finita impresa.
Quando poi, cessando le crociate e la cavalleria, fu tolto il poter acquistarne,
si impetrarono gli stemmi dai principi e furono dedotti per lo più da
qualche somiglianza del nome proprio. Quest'arte del blasone si raffinò
poi nei tornei dove ciascuno vestiva sé stesso, il cavallo, i seguaci
col colore ricevuto dalla sua dama, o adatti al sentimento che voleva significare.
Ritornando al Cognome occorre notare che non sempre la forma originaria si
manteneva intatta nei secoli con la sua primitiva grafica. Spesso a causa
di trascrizioni errate, di trasformazioni dialettali secondo le regioni ove
la Stirpe via via si portava, della scrittura incomprensibile degli scrivani,
ecc., si avevano modificazioni della fonetica e della grafia.
Notevoli esempi notiamo nella trasformazione di Rossi, Rossetti, Rossini detti
anche Rubeis, de Rubeis, e Rubeo. Annibali, de Annibali, de Annibalis e Annibaldi.
Manardi, Mainardi, Maineero e Manara, e di queste trasformazioni potremo citarne
all'infinito.
La nostra indagine di documentazione bibliografica si è estesa pertanto
anche a tali forme originarie e derivate del Cognome esaminando tutte le fonti
possibili a maggior chiarezza dello studio svolto.
Non sempre facile compito è quello di stabilire l'origine del Cognome
anche se ci si trova di fronte a denominazioni che oggi presentano un loro chiaro
manifesto significato.
Male si saprebbe in molti casi individuarne la fonte per le numerose trasformazioni,
cui i Cognomi stessi furono successivamente sottoposti, che non di rado ne alterano
la forma primitiva. Ma se qualche volta non si può in via del tutto assoluta
e con materiale certezza stabilire ed affermare come, dove e quando un determinato
cognome abbia tratto la propria origine, ciò diventa tuttavia relativamente
possibile se si procede ad attente ed oculate indagini d'ordine storico ed etimologico,
sorrette e confortate da criteri di indole glottologica, morfologica e fonetica.
Dopo uno studio accurato sulla Stirpe in esame, svolto con l'ausilio
della nostra ricca biblioteca formata dalle Opere storiche, biografiche e araldiche
degli autori più accreditati, nonché mediante le nostre numerosissime
schede desunte dai fondi manoscritti e a stampa di Archivi di Stato, Biblioteche
Nazionali e Comunali, Archivi Ecclesiastici e Civili, abbiamo potuto rintracciare
un notevole numero di notizie che secondo la nostra tradizione di serietà
e di imparzialità e a maggior prestigio e chiarezza degli studi genealogici
ed araldici, preferiamo riportare in forma autentica, sottoponendo al lettore
il risultato delle ricerche svolte nella fedele copia dei documenti e delle
citazioni trovate con la precisa indicazione delle fonti.
Stabilendo così che trattasi di un lavoro di pura ricerca e di studio,
che prescinde da qualsiasi intento adulativo e apologetico, vogliamo fornire
una seria documentazione, rifuggendo da qualsiasi manipolazione dei dati storici
secondo i più rigorosi canoni scientifici.
Le notizie qui riportate potranno essere integrate con una dettagliata e documentata
ricostruzione dell'Albero Genealogico della diretta linea dell'interessato,
a cui forniranno una sicura base per orientare le ricerche genealogiche con
validi obiettivi storici.
Qualsiasi ricerca genealogica non può infatti prescindere da una accurata
preparazione storica che indaghi ogni fonte e che metta in evidenza luoghi,
epoche e personaggi salienti, titoli nobiliari e cavallereschi che onorano la
Casata nei suoi vari rami.
Risulta pertanto chiaro il valore fondamentale della ricerca svolta che ha posto
in risalto notizie che gettano nuova luce sulle vicende di una Stirpe che certo
non ha perduta la fede nei suoi Avi da cui trarre nuove forze per le generazioni
future.
Dalle ricerche compiute e dal materiale documentario raccolto, vediamo che la
Casata Salvetti ha lasciato antiche e nobili memorie in Toscana, in Lombardia
e nel Veneto.
I Salvetti fioriti in Toscana figurano sin dal XIV secolo tra le più
autorevoli famiglie di Pistoia, nella quale città molti suoi componenti
ricoprirono le primarie cariche.
Sin dal XV secolo cospicue diramazioni fiorirono a Firenze, dove diversi ricoprirono
importanti cariche di governo, ed altri rami si stanziarono nobilmente a Volterra,
Rosignano, Bagno di Romagna, ed il altre località.
In Lombardia si hanno memorie di questa Casata in Bergamo, dove sin da epoca
antica fu aggregata al Maggior Consiglio di quella città.
E' da notare, inoltre, un Lanfranco Salvetti , anconitano, minorista e inquisitore
generale della Marca, uomo dottissimo, venne nominato Vescovo di Bergamo nel
1349.
Bergamo, così come Brescia, fu dal XV secolo al XVIII secolo sotto la
dominazione della Repubblica di Venezia e ciò permise a molte famiglie
di quei luoghi di passare in Venezia e nel Veneto.
Vediamo, infatti, che i Salvetti figurano tra le famiglie cittadinesche di Venezia,
ovvero appartenevano alla classe dei Cittadini Originari.
A Venezia esistevano tre classi distinte di abitanti: I Patrizi, la casta sovrana
cui era riserbato il governo della cos pubblica; i Cittadini Originari, dei
quali erano requisiti la legittimità, l'aver sortito i natali a Venezia,
il discendere da padre e da avo veneziani, e infine, il non aver mai esercitato
un'arte meccanica; i Popolari, tutti gli altri, cioè, che vivevano nella
Dominante.
I Cittadini originari naturalmente godevano di speciali privilegi, primi fra
tutti, quello di coprire l'importante carica di Cancellier Grande e quello di
aver diritto agli uffici di Segretario presso tutti i Consigli, i Collegi e
i Magistrati della Repubblica: tanto che aveva lo stesso significato dichiarare
di essere Cittadino originario o il dire di appartenere all'Ordine dei Segretari.
Paolo fu noto architetto veronese del XVIII secolo e Michelangelo fu parroco
di Motta di Livenza, presso Treviso, nel 1870.
Particolarmente illustre fu la diramazione fiorita a Trento che ottenne privilegio
di nobiltà da Leopoldo I nel 1681, riconferma nel 1746 ed il titolo di
Conte nel 1790.
In sintesi possiamo affermare che questa antica e nobile Casata è sempre
stata decorata da uomini egregi che l'hanno resa illustre con le loro virtù
preclare.
Tra gli attuali rappresentanti degli antichi Salvetti di Bergamo, figura:
Antonio, nato a Bergamo l' 8 agosto 1888, sposatosi con Ifigenia Cabano, da
cui: Alessandro, nato a Genova il 24 agosto 1922, sposatasi con Dora Priano,
da cui discende:
Stefano, nato a Milano il 24 novembre 1948, Dottore in Economia e Commercio.
Lo stemma che compete a questa Casata risulta così blasonato: "D'oro,
alla chiesa col suo campanile al naturale, movente da una campagna di verde;
col capo d'azzurro, a tre stelle di sei raggi d'oro".
In sintesi osserviamo che in base alle memorie raccolte con la presente ricerca
di carattere storico araldico, gli attuali rappresentanti di questa famiglia
possono inoltrare istanza, tramite questo Istituto , per essere ammessi al Corpo
della Nobiltà Europea, associazione delle Famiglie Nobili d'Europa, costituita
in seno all'Istituto del Sacro Romano Impero.
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